<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Freelosofia</title>
	<atom:link href="http://freelosofia.org/lang/it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://freelosofia.org</link>
	<description>Chiacchierando in libertà (digitali e non solo)</description>
	<lastBuildDate>Sun, 22 Nov 2009 17:36:53 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Evolution: evolve and perish (evolved edition!)</title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2009/11/22/evolution-evolve-and-perish?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=evolution-evolve-and-perish</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2009/11/22/evolution-evolve-and-perish#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 16:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[FreeSoftware]]></category>
		<category><![CDATA[GNU/Linux]]></category>
		<category><![CDATA[evolution]]></category>
		<category><![CDATA[mail]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://freelosofia.org/?p=22</guid>
		<description><![CDATA[Odio quando succede. Sarò conservatore, sarà che ho un giga e mezzo di archivi di posta elettronica dei quali sono piuttosto geloso, ma ogni qual volta gli sviluppatori del client di posta (o MUA: Mail User Agent) che uso decidono di introdurre innovazioni sostanziali al codice dello stesso, un brivido mi percorre la schiena, eseguo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Odio quando succede. Sarò conservatore, sarà che ho un giga e mezzo di archivi di posta elettronica dei quali sono piuttosto geloso, ma ogni qual volta gli sviluppatori del client di posta (o MUA: Mail User Agent) che uso decidono di introdurre innovazioni sostanziali al codice dello stesso, un brivido mi percorre la schiena, eseguo il backup di <strong>tutto</strong> e procedo con l&#8217;aggiornamento e il seguente avvio del programma per verificare gli eventuali disastri che di solito, fortunatamente, non si presentano all&#8217;appello&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Questa volta, però, il mio affezionatissimo <a href="http://projects.gnome.org/evolution/" target="_blank">evolution</a> sulla mia prode e customizzatissima <a href="http://www.gentoo.org/" target="_blank">Gentoo</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a>, mi ha fatto passare qualche ora non divertentissima&#8230;</p>
<div id="attachment_23" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://freelosofia.org/wp-content/uploads/2008/12/evolution.jpg"><img class="size-medium wp-image-23" title="evolution" src="http://freelosofia.org/wp-content/uploads/2008/12/evolution-300x225.jpg" alt="Evolution" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Evolution</p></div>
<p><span id="more-22"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tutto è avvenuto nel passaggio dalla versione 2.22 alla versione 2.24 di evolution, aggiornamento che ha comportato il passaggio dal vecchio sistema di archiviazione degli indici delle mailbox all&#8217;uso di <a href="http://www.sqlite.org/" target="_blank">sqlite </a>a questo scopo. Una volta riavviato evolution dopo l&#8217;aggiornamento, una finestra di popup mi avvisa che occorrerà del tempo per la conversione dei vecchi indici nel nuovo formato, operazione che, data la suddetta dimensione delle mailbox, ha preso <strong>parecchio</strong> tempo.<br />
 Alla fine dell&#8217;operazione, scopro con terrore che:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>i filtri non sembrano funzionare, per cui alcuni messaggi nuovi vengono smistati, altri no</li>
<li>le caselle IMAP sono lentissime e che i contenuti di alcune cartelle non sono leggibili</li>
<li>i messaggi cancellati non riescono a essere eliminati dal cestino</li>
<li>lo spostamento di messaggi lascia doppioni nelle cartelle di origine e destinazione della copia</li>
</ol>
<p style="text-align: center;"> <img src='http://freelosofia.org/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /> <br />
 <strong>ORRORE!!!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Comincio a googolare nervosamente e scopro che <strong>parecchia</strong> gente ha il mio stesso problema.<br />
 Forte del fatto che tanto un backup lo avevo fatto prima dell&#8217;avvio della nuova versione di evolution e disperato per il fatto che avrei visto innumerevoli sorci verdi se avessi cercato di risolvere la cosa per vie più diplomatiche, ho deciso di fare la cosa più drastica: <strong>DISINTEGRARE GLI INDICI</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di ciò, ho controllato in ~/.evolution/mail/local e mi sono reso conto che, accanto ai nuovi indici (estensione .ibex.index), c&#8217;erano ancora i file dei vecchi indici (estensione .ev-summary).</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi mi sono armato di coraggio, e ho dato i seguenti comandi:</p>
<pre style="text-align: justify;">$ evolution --force-shutdown # uccide anche tutti i demoni di evolution
$ cp -a ~/.evolution ~/.evolution_backup
$ find ~/.evolution/ -name "*.ev-summary" -print0 &#124; xargs -0 rm -rf
$ find ~/.evolution/ -name "*.ibex.index" -print0 &#124; xargs -0 rm -rf</pre>
<p style="text-align: justify;">Riavviato evolution, gli indici sono stati creati ex novo in una frazione di tempo rispetto alla procedura di conversione del primo avvio della nuova versione e tutto ha preso a funzionare come si deve.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi terrò stretti quei backup ancora per alcuni giorni, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Murphy" target="_blank">Murphy</a> è sempre in agguato, ma alla fine di questa esperienza mi chiedo: non sarebbe meglio fare dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Collaudo#Il_collaudo_di_regressione" target="_blank">test di regressione</a> un pelino più seri? Non sarebbe stato meglio fare generare gli indici da zero (visto che così ha funzionato) piuttosto che effettuare quella lunghissima e non funzionante <em>conversione</em> (così per lo meno notificava la finestra apposita) degli indici dal vecchio al nuovo formato?</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante, sono abbastanza soddisfatto: alla fine si è risolto tutto con due righe di bash scripting. Se si fosse trattato di software proprietario sono certo che la risoluzione del problema sarebbe stata ben più arzigogolata come minimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho scritto questo articolo nella speranza di alleviare qualche malditesta a chi si dovesse accingere a questo aggiornamento. Mi raccomando: un bel backup di ~/.evolution <strong>PRIMA</strong> di lanciare la nuova versione. Non si sa mai&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">Aggiornamenti dell&#8217;ultima ora:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">il problema potrebbe riproporsi con evolution 2.28.*, ed in effetti a me è successo. La sequenza di azioni da seguire con questa nuova versione è la seguente:</span></p>
<pre style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">$ evolution --force-shutdown # uccide anche tutti i demoni di evolution
$ cp -a ~/.evolution ~/.evolution_backup
$ find ~/.evolution/ -name "*.ibex.index" -print0 &#124; xargs -0 rm -rf
$ find ~/.evolution/ -name "folders.db" -print0 &#124; xargs -0 rm -rf
$ evolution --offline

</span></pre>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">Riavviato evolution e ricostruiti gli indici, si può passare a lavorare in rete e il problema si spera non si ripresenti per il più a lungo il possibile&#8230;</span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2009/11/22/evolution-evolve-and-perish/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>«Ed essi, veduta la stella, si rallegrarono di grandissima allegrezza.»</title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2009/01/06/gaza-epifania-2009?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=gaza-epifania-2009</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2009/01/06/gaza-epifania-2009#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 15:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[questione palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://freelosofia.org/?p=120</guid>
		<description><![CDATA[Non mi va di spendere più parole del dovuto. Mi limito ai link:

Israele usa le bombe al fosforo a Gaza
Piombo fuso (Il dossier di PeaceReporter sull&#8217;aggressione militare israeliana a Gaza)
Israele-Palestina: alle origini del conflitto&#8230;.
La questione palestinese

Vado ad affacciarmi: visto che la lotta alla Mafia va così così, speriamo si decidano una buona volta a bombardarci&#8230;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_121" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><img class="size-full wp-image-121" title="L'Epifania 2009 a Gaza" src="http://freelosofia.org/wp-content/uploads/2009/01/epifania-gaza-09.jpg" alt="L'Epifania 2009 a Gaza" width="480" height="360" /><p class="wp-caption-text">L&#39;Epifania 2009 a Gaza</p></div>
<p>Non mi va di spendere più parole del dovuto. Mi limito ai link:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.unita.it/index.php?section=news&#38;idNotizia=74848" target="_blank">Israele usa le bombe al fosforo a Gaza</a></li>
<li><a href="http://it.peacereporter.net/articolo/13488/Piombo+fuso%0D%0A%26nbsp%3B" target="_blank">Piombo fuso (Il dossier di PeaceReporter sull&#8217;aggressione militare israeliana a Gaza)</a></li>
<li><a href="http://www.agoravox.it/Israele-Palestina-alle-origini-del.html" target="_blank">Israele-Palestina: alle origini del conflitto&#8230;.</a></li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Questione_palestinese" target="_blank">La questione palestinese</a></li>
</ul>
<p>Vado ad affacciarmi: visto che la lotta alla Mafia va così così, speriamo si decidano una buona volta a bombardarci&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2009/01/06/gaza-epifania-2009/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nascondere il pulsante di invio dei commenti in reCAPTCHA per Wordpress</title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2009/01/05/hiding-comment-submit-button-in-recaptcha?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=hiding-comment-submit-button-in-recaptcha</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2009/01/05/hiding-comment-submit-button-in-recaptcha#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 14:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[accessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[OCR]]></category>
		<category><![CDATA[reCAPTCHA]]></category>
		<category><![CDATA[SPAM]]></category>
		<category><![CDATA[XHTML]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://freelosofia.org/?p=104</guid>
		<description><![CDATA[Nonostante i pochissimi commenti su questo blog, data la sua natura (anche) di piattaforma su cui testare varie tecnologie, mi sono posto il problema di allestire un sistema di CAPTCHA per eliminare il potenziale SPAM, le cui periodiche ondate affliggono i vari blog.
Un CAPTCHA è un sistema volto a discernere se chi lo usa è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante i pochissimi commenti su questo blog, data la sua natura (anche) di piattaforma su cui testare varie tecnologie, mi sono posto il problema di allestire un sistema di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Captcha" target="_blank"><em>CAPTCHA</em></a> per eliminare il potenziale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spam" target="_blank">SPAM</a>, le cui periodiche ondate affliggono i vari blog.<br />
Un CAPTCHA è un sistema volto a discernere se chi lo usa è un essere umano o un computer e, per fare questo, solitamente richiede il riconoscimento e la comprensione di un breve testo digitalizzato e &#8220;sporcato&#8221; artificialmente con l&#8217;introduzione di elementi grafici o rumori sovrimpressi al testo stesso. Questi testi sono impossibili da interpretare per un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Optical_Character_Recognition" target="_blank">OCR</a>, per cui la loro corretta interpretazione <strong>dovrebbe</strong> garantire che chi risponde correttamente al quesito è una persona e non un sistema automatico. In realtà esistono vari modi per aggirare un CAPTCHA, alcuni dei quali prevedono lo sfruttamento di ignari utenti umani con tecniche di phishing (o costruendo dei database di CAPTCHA risolti sfruttando l&#8217;attrattiva di siti porno) o di utenti umani pagati per lo scopo (naturalmente, non tutti gli spammatori dispongono di risorse economiche per un investimento del genere).<br />
Dovendo scegliere un sistema, ho vagliato le varie alternative e alla fine ho scelto <a href="http://recaptcha.net/" target="_blank"><strong>reCAPTCHA</strong></a>.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 250px"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Captcha"><img title="sample captcha" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c7/Captcha_voorbeeld.jpg" alt="Un captcha di 6138B ottenuto utilizzando uno sfondo confuso, scritto con font diversi, di colori vari e non allineati" width="240" height="86" /></a><p class="wp-caption-text">Un captcha di &#34;6138B&#34; ottenuto utilizzando uno sfondo confuso, scritto con font diversi, di colori vari e non allineati</p></div>
<p><span id="more-104"></span>reCAPTCHA mette assieme numerosi vantaggi: tanto per cominciare, i testi di cui viene richiesto il riconoscimento sono quelli che gli attuali algoritmi di OCR non riescono a interpretare correttamente, sulla base dell&#8217;esperienza di digitalizzazione che è in atto presso l&#8217;<a href="http://www.archive.org/" target="_blank">Internet Archive</a>, con i mezzi più moderni ed efficaci. Quest&#8217;ultimo si occupa di digitalizzare, conservare e rendere fruibili digitalmente vecchi libri, filmati e audio. Di conseguenza, oltre ad avere la certezza che lo stato dell&#8217;arte tecnologico non permetta l&#8217;interpretazione automatica dei testi di reCAPTCHA, si aiuta l&#8217;Internet Archive in questa immane opera di digitalizzazione. Infatti le interpretazioni umane dei testi sottoposti dal reCAPTCHA vengono utilizzate per colmare le lacune dovute alla mancata interpretazione da parte dei sistemi automatici. Inoltre, normalmente i vari sistemi di CAPTCHA pongono problemi di accessibilità per gli utenti disabili, mentre reCAPTCHA permette l&#8217;esecuzione dell&#8217;audio delle parole da riconoscere, rendendone possibile la fruizione anche da parte di chi ha problemi di vista.</p>
<p>Questi sono i motivi che mi hanno portato all&#8217;adozione del <a href="http://recaptcha.net/plugins/wordpress/" target="_blank">plugin di reCAPTCHA per Wordpress</a>.<br />
Installato, dunque, il plugin e selezionata l&#8217;opzione per rendere validabile come XHTML la form di inserimento del testo, mi sono però accorto che &#8211; a differenza della versione non valida &#8211; il pulsante per inviare i commenti agli articoli non viene fatto scomparire in favore della form del reCAPTCHA ma resta visibile sovrapposto alla form stessa, cosa graficamente (e funzionalmente) fastidiosa.<br />
Dopo avere sistemato la cosa per un paio di release del plugin mettendo mano al codice stesso e rendendo invisibile via javascript il pulsante in questione, ho deciso che non voglio perdere ogni volta questo tempo nell&#8217;operazione di modifica del plugin, quindi ho messo mano al file style.css del tema che adopero per questo blog e ho messo in coda il seguente blocco:</p>

<div class="wp_syntax"><div class="code"><pre class="css" style="font-family:monospace;"><span style="color: #cc00cc;">#recaptcha-submit-btn-area</span> <span style="color: #cc00cc;">#submit</span> <span style="color: #00AA00;">&#123;</span>
  <span style="color: #000000; font-weight: bold;">display</span><span style="color: #00AA00;">:</span> <span style="color: #993333;">none</span><span style="color: #00AA00;">;</span>
<span style="color: #00AA00;">&#125;</span></pre></div></div>

<p>Ho visto che in rete ci sono molti post di richieste di aiuto con questo problema, per cui spero che questa semplice soluzione possa tornare utile a qualcuno.</p>
<p>Prosit!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2009/01/05/hiding-comment-submit-button-in-recaptcha/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un buon 2009 a tutti!</title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2009/01/02/un-buon-2009-a-tutti?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=un-buon-2009-a-tutti</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2009/01/02/un-buon-2009-a-tutti#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 17:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloqui]]></category>
		<category><![CDATA[flickr]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[miriam]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://freelosofia.org/?p=98</guid>
		<description><![CDATA[
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="tt-flickr tt-flickr-Medium" title="Good moooorning, 2009!" href="http://www.flickr.com/photos/ivan_iraci/3159506405/"><img class="aligncenter" src="http://farm4.static.flickr.com/3255/3159506405_676bc656b6.jpg" alt="Good moooorning, 2009!" width="500" height="375" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2009/01/02/un-buon-2009-a-tutti/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Google Gears 0.5.7.0 a 64 bit </title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/28/google-gears-0570-x86_64-64bit?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=google-gears-0570-x86_64-64bit</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/28/google-gears-0570-x86_64-64bit#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 18:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[FreeSoftware]]></category>
		<category><![CDATA[GNU/Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[64 bit]]></category>
		<category><![CDATA[bsd license]]></category>
		<category><![CDATA[gears]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[opensource]]></category>
		<category><![CDATA[subversion]]></category>
		<category><![CDATA[x86]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://freelosofia.org/?p=89</guid>
		<description><![CDATA[Dato che Google non rilascia la versione a 64 bit di questa utile estensione di Firefox (utilizzata da Wordpress, ad esempio, per velocizzare la sezione di amministrazione), ho provveduto a scaricare dal repository subversion il sorgente e modificare le parti necessarie a compilarla a 64 bit con GCC 4.3.
Poiché la licenza di Google Gears è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dato che Google non rilascia la versione a 64 bit di questa utile estensione di Firefox (utilizzata da Wordpress, ad esempio, per velocizzare la sezione di amministrazione), ho provveduto a scaricare <a href="http://code.google.com/p/gears/source/checkout" target="_blank">dal repository subversion</a> il sorgente e modificare le parti necessarie a compilarla a 64 bit con GCC 4.3.</p>
<p>Poiché la licenza di <a href="http://gears.google.com/" target="_blank">Google Gears</a> è la <a href="http://www.opensource.org/licenses/bsd-license.php" target="_blank">New BSD License</a>, mi affretto a evidenziare le note di licenza:<br />
</p>
<pre style="text-align: justify;">Redistribution and use in source and binary forms, with or without
modification, are permitted provided that the following conditions are met:
 1. Redistributions of source code must retain the above copyright notice,
    this list of conditions and the following disclaimer.
 2. Redistributions in binary form must reproduce the above copyright notice,
    this list of conditions and the following disclaimer in the documentation
    and/or other materials provided with the distribution.
 3. Neither the name of Google Inc. nor the names of its contributors may be
    used to endorse or promote products derived from this software without
    specific prior written permission.</pre>
<pre>THIS SOFTWARE IS PROVIDED BY THE AUTHOR ``AS IS'' AND ANY EXPRESS OR IMPLIED
WARRANTIES, INCLUDING, BUT NOT LIMITED TO, THE IMPLIED WARRANTIES OF
MERCHANTABILITY AND FITNESS FOR A PARTICULAR PURPOSE ARE DISCLAIMED. IN NO
EVENT SHALL THE AUTHOR BE LIABLE FOR ANY DIRECT, INDIRECT, INCIDENTAL,
SPECIAL, EXEMPLARY, OR CONSEQUENTIAL DAMAGES (INCLUDING, BUT NOT LIMITED TO,
PROCUREMENT OF SUBSTITUTE GOODS OR SERVICES; LOSS OF USE, DATA, OR PROFITS;
OR BUSINESS INTERRUPTION) HOWEVER CAUSED AND ON ANY THEORY OF LIABILITY,
WHETHER IN CONTRACT, STRICT LIABILITY, OR TORT (INCLUDING NEGLIGENCE OR
OTHERWISE) ARISING IN ANY WAY OUT OF THE USE OF THIS SOFTWARE, EVEN IF
ADVISED OF THE POSSIBILITY OF SUCH DAMAGE.</pre>

<p style="text-align: justify;">Detto questo, ecco il link alla versione binaria di Google Gears 0.5.7.0 per x86_64:<br />
</p>
<p>
 <a href="http://files.freelosofia.org/gears-x86_64/gears-linux-opt-0.5.7.0.xpi">http://files.freelosofia.org/gears-x86_64/gears-linux-opt-0.5.7.0.xpi</a></p>
<p style="text-align: justify;">Appena avrò il tempo, probabilmente non per questa ma per la prossima release, piuttosto che mettere a disposizione la sola versione binaria metterò online anche la patch da applicare ai sorgenti.</p>
<p>Consideratela la mia strenna natalizia per voi e&#8230; buon download. <img src='http://freelosofia.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> <br />
</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl class="wp-caption aligncenter" style="width: 191px;">
<dt class="wp-caption-dt" style="text-align: justify;"><img title="Logo di Google Gears" src="http://gears.googlecode.com/svn/trunk/gears/ui/common/logo_181x53.gif" alt="Logo di Google Gears" width="181" height="53" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Logo di Google Gears</dd>
</dl>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/28/google-gears-0570-x86_64-64bit/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>15</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Linux Day, la strategia dell&#8217;altruismo e i complessi memici inquinati, ovvero &#8220;perché non c&#8217;è stato il LD2008 a Catania?&#8221;</title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/27/perche-non-ce-stato-il-linux-day-2008-a-catania?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=perche-non-ce-stato-il-linux-day-2008-a-catania</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/27/perche-non-ce-stato-il-linux-day-2008-a-catania#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 22:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[FreeSoftware]]></category>
		<category><![CDATA[GNU/Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Memetica]]></category>
		<category><![CDATA[Jenkins]]></category>
		<category><![CDATA[opensource]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://freelosofia.org/?p=61</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Perché non c&#8217;è stato il Linux Day a Catania nel 2008?&#8221;
Questa è una domanda ricorrente che potrebbe anche sembrare strana se non si fosse a conoscenza della lunga tradizione che lega il GNU/Linux User Group di Catania al Linux Day sin dalla sua prima edizione del 2001.
All&#8217;epoca di quella prima edizione, il Linux Day ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Perché non c&#8217;è stato il Linux Day a Catania nel 2008?&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa è una domanda ricorrente che potrebbe anche sembrare strana se non si fosse a conoscenza della lunga tradizione che lega il <a href="http://catania.linux.it" target="_blank">GNU/Linux User Group di Catania</a> al Linux Day sin dalla sua prima edizione del 2001.<br />
All&#8217;epoca di quella prima edizione, il Linux Day ha avuto un ruolo fondamentale, che è stato quello di dare un grande risalto mediatico (e quindi una prima grande occasione di diffusione ad ampio spettro) ai memi di <a href="http://www.gnu.org/gnu/linux-and-gnu.it.html" target="_blank">GNU/Linux</a> e del <a href="http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html" target="_blank">Software Libero</a> in genere che, fino a quel punto, avevano potuto contare su una diffusione all&#8217;interno di una nicchia culturale non troppo estesa, costituita da quanti avevano già maturato per proprio conto una certa sensibilità intellettuale, prevalentemente in ambito accademico o tra persone di cultura elevata ed abituate a investire sui temi dell&#8217;altruismo in varie forme di volontariato o associazionismo. Questo risalto è stato ottenuto aggregando più realtà ispirate in qualche misura agli stessi principi di base e riunendole attorno ad un&#8217;unica data ed un unico <em>brand</em>: il <em>Linux Day 01</em>, il decennale dal primo rilascio pubblico del <a href="http://kernel.org/" target="_blank">kernel Linux</a>.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 385px"><a href="http://www.flickr.com/photos/ivan_iraci/308858960/in/set-72157594391558602/"><img title="Il GNU/Linux Day 2006 a Catania" src="http://farm1.static.flickr.com/111/308858960_ef78874845.jpg" alt="Il GNU/Linux Day 2006 a Catania" width="375" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Il GNU/Linux Day 2006 a Catania</p></div>
<p><span id="more-61"></span><br />
Il successo è stato evidente. Per la prima volta chi aveva sempre avuto un approccio &#8220;da elettrodomestico&#8221; nei confronti dei computer ha avuto modo di sentire dai TG locali e nazionali dell&#8217;esistenza di un&#8217;alternativa, mentre fino ad allora, in conseguenza della posizione di monopolio di fatto della Microsoft e dei vantaggi derivantigli dalla pirateria informatica, dalla benevolenza delle istituzioni nei suoi confronti e da un atteggiamento supino e &#8220;furbetto&#8221; dei commercianti di PC, aveva sempre coltivato il complesso memico costituito dai memi <em>computer</em>, <em>windows</em> e <em>ultima versione piratata</em>. E si trattava di un&#8217;alternativa gratis, per giunta. Certo, per quanto detto prima, anche windows era (ed è) gratis, secondo la percezione comune, ma si è venuti a sapere che c&#8217;era un&#8217;alternativa altrettanto gratis e, se ne parlavano i TG, evidentemente tanto male non doveva essere. Questo ha attirato tanta gente verso il software libero, dandogli la possibilità di scoprire che oltre ad essere <em>gratis,</em> come avevano riportato i media, GNU/Linux è anche <strong>libero</strong>, che è molto più che gratis. A parte rare aberrazioni che hanno portato alcune persone ad avvicinarsi al mondo del software libero per poi, avendogli applicato gli schemi mentali ormai sclerotizzati dal suddetto complesso memico, tornare alla corsa al possesso dell&#8217;ultima versione del costosissimo software proprietario X, anche se non lo si sa usare o non serve affatto.<br />
A tal proposito, mi torna in mente l&#8217;episodio emblematico che ho vissuto qualche anno addietro, in visita di cortesia a un vicino di casa. Dopo una chiacchierata sul più e sul meno, al momento di congedarmi, il vicino si prodiga nei soliti convenevoli del &#8220;cosa posso offrirti?&#8221;. Scartate le ipotesi di dolciumi e super alcolici e accettata soltanto dell&#8217;acqua fresca, il vicino viene colto da illuminazione: &#8220;ma tu ti occupi di informatica!!! Allora, posso offrirti una Suite MS Office, oppure un Autocad, oppure un Corel Draw, oppure un Photoshop, oppure una qualsiasi versione di Windows. Dimmi tu cosa preferisci e te lo masterizzo subito!&#8221;. Naturalmente &#8211; pensando di smorzare i suoi cortesi ma non troppo graditi entusiasmi &#8211; rimarco il fatto che uso solo ed esclusivamente GNU/Linux da parecchi anni e che quindi lo ringrazio per la cortesia ma che non ho non di che farmene delle cose che vuole offrirmi. Al che lui non si scompone più di tanto,  sfoggia un sorrisone e mi dice: &#8220;Ah, non c&#8217;è problema: ho scaricato col mulo anche l&#8217;ultima versione di Linux, anche se non l&#8217;ho provato perché non ho trovato né il seriale né il crack. Ma te ne do una copia, a patto che appena riesci a crackarlo me lo fai sapere!&#8221;.<br />
Purtroppo si è instaurato un clima di guerra (su questo tornerò in un futuro post) tra i grandi produttori di contenuti mediali e i loro fruitori che ha reso quasi obbligatorio da parte della gente rifugiarsi nella pirateria informatica, in parte a ragione, in parte a torto, e ben sappiamo che molti commercianti di computer hanno fatto della pirateria informatica un potente mezzo di marketing per passa parola, vuoi perché la gente lo chiede, vuoi perché a riempire l&#8217;hard disk dei clienti di svariati gigabyte di software piratato si attirano nuovi clienti. In buona sostanza, il meme della pirateria informatica attecchisce facilmente ed è ormai incluso in un gran numero di complessi memici legati all&#8217;uso del computer ma anche alla fruizione di contenuti per l&#8217;entertainment.<br />
In questo clima, dicevo, l&#8217;aver dato su vasta scala l&#8217;annuncio dell&#8217;esistenza di un&#8217;alternativa eticamente sostenibile (gratis come i software proprietari ma senza infrangere alcune legge, in più legata ai valori della condivisione delle conoscenze) è stata una svolta epocale. E il successo è stato un crescendo per alcuni anni, per cui adesso si può tranquillamente affermare che difficilmente si incontrano persone che non abbiano sentito nominare almeno una volta GNU/Linux o non ne abbiano letto qualcosa al riguardo anche semplicemente sulla copertina di una qualche rivista.<br />
Questo ha sicuramente creato un appetitosissimo target di marketing per le blue chips dell&#8217;informatica, oltre che per le realtà locali che non hanno perso tempo a cercare di cavalcare l&#8217;onda del software libero (o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_source" target="_blank">opensource</a>, molto più furbamente), sfruttando più o meno consciamente lo <em>stratagemma dell&#8217;altruismo</em> per costituire dei complessi memici che includessero oltre al software libero e GNU/Linux, ormai sdoganati al grande pubblico e caratterizzati da una forte impronta etica e sociale, anche i propri marchi. Ed ecco che &#8211; gradualmente &#8211; i Linux Day sono sempre più diventati un palcoscenico privilegiato per delle realtà imprenditoriali che da un lato affiancano i loro loghi a pinguini e gnu ma dall&#8217;altro combattono guerre senza esclusione di colpi battagliandosi a suon di brevetti sul software (fortunatamente ancora non permessi in Europa) e di licenze liberticide di software proprietari blasonati. E oltre a queste grandi realtà multinazionali si sono impossessate dei palcoscenici anche alcune realtà imprenditoriali locali persino più sfacciate nel trasformare alcuni manifestazioni nell&#8217;ambito del Linux Day in dimostrazioni dei propri prodotti degne delle migliori fiere campionarie.<br />
Questo potrebbe non sembrare un male ai più, perché si potrebbe pensare che cotanto affiancamento da parte della realtà imprenditoriale, in una giornata volta a celebrare GNU/Linux e il software libero, possa essere interpretato come garanzia di qualità e affidabilità di questi ultimi e che possa concorrere a renderli ancora più attrattivi e visibili per il grande pubblico.<br />
Il problema è che questo avvicinamento da parte dell&#8217;industria dell&#8217;IT è tutt&#8217;altro che gratuito e incondizionato, ma dettato dallo scenario che si è delineato negli ultimi anni.<br />
In questi anni, infatti, la gente ha preso possesso di Internet come mezzo di acquisione e diffusione di memi con una possibilità di controllo, da parte di quelle realtà che erano abituate ad essere dei produttori esclusivi di memi e ad avere come controparte dei consumatori passivi, pressoché nulla. Non è stata certo una resa, men che meno pacifica, e basterebbe leggere <em>&#8220;Cultura Convergente&#8221;</em> di Henry Jenkins per rendersi conto che le reazioni da parte delle industrie hanno spaziato da una ferocia rabbiosa fino a un tentativo di farsi sponsor e benefattore di quanti hanno rimesso in circolo, mutati e rivisti, i memi recepiti dalle major ma, a prescindere dalle dinamiche, tutte queste azioni erano volte a ottenere un controllo. E&#8217; di questi giorni la decisione della RIAA di rinunciare a combattere i diffusori di memi (gli utenti del P2P) per cercare di assediare piuttosto il <strong>mezzo</strong> di diffusione, attaccando i provider. Ad ogni modo, il pericolo reale dell&#8217;ammettere in un complesso memico le grandi industrie e il software libero è quello che, una volta reso forte il nesso e una volta acquisita definitamente l&#8217;aura di <em>altruismo</em> finora garantita dalla presenza concorrente di GNU/Linux e del software libero, possano decidere di sopprimerli ricacciandoli in nicchie ancora più anguste di quelle dalle quali sono emerse in questi anni. E avrebbero gioco facile, perché per la gente comune sarebbe difficile non dare credito a questi giganti dell&#8217;IT, che hanno sostenuto il movimento del software libero, quando dovessero in massa cambiare direzione motivando la cosa con dei &#8220;validi motivi tecnici&#8221;. Questo è il motivo principale che ha spinto il GNU/Linux User Group di Catania a prendere le distanze dal Linux Day nazionale, poiché l&#8217;istanza di slegare questa manifestazione da attori commerciali e di legarla esclusivamente ad aspetti etici (che sono ben più validi e forti di quelli tecnici) non è stata ben accolta dagli altri LUG, alcuni dei quali apertamente più interessati agli aspetti di marketing che non a quelli etici. Naturalmente la discussione non si è svolta in termini <em>memetici</em> e <a href="http://catania.linux.it/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=30&#38;Itemid=1" target="_blank">il comunicato stampa è leggibile sul sito del GLUG Catania</a>, ma il senso profondo della questione credo che sia sintetizzabile in quanto scritto sopra.
</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando alla domanda iniziale, ecco dunque in sintesi la risposta:<br />
il GNU/Linux User Group di Catania non ha partecipato al Linux Day 2008 perché non vuole inquinare il complesso memico del software libero, di GNU/Linux, delle libertà digitali, con dei memi che vi si possano rivoltare contro gettando fuori dal nido, come fanno i cuculi quando sfruttano i nidi altrui, le idee che ha tanto amorevolmente curato in questi anni e che con tanta onestà intellettuale ha presentato al pubblico. Questo è quanto.
</p>
<p style="text-align: justify;">Per eventuali dubbi sul lessico memetico qui e altrove adottato, rimando al <a href="http://freelosofia.org/dizionario-memetico-minimo/" target="_self">dizionario memetico minimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/27/perche-non-ce-stato-il-linux-day-2008-a-catania/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il meme della memetica</title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/13/il-meme-della-memetica?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=il-meme-della-memetica</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/13/il-meme-della-memetica#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 12:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Memetica]]></category>
		<category><![CDATA[Blackmore]]></category>
		<category><![CDATA[Dawkins]]></category>
		<category><![CDATA[Wu Ming]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://freelosofia.org/?p=35</guid>
		<description><![CDATA[Uno dei motivi per cui ho messo su questo blog è perché necessitavo di un supporto per le mie riflessioni sulla memetica.
Ho iniziato a interessarmi di memetica in seguito alla lettura di Giap! del collettivo Wu Ming, in uno dei cui articoli si accenna alla teoria dei memi abbozzata da Richard Dawkins in Il gene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Uno dei motivi per cui ho messo su questo blog è perché necessitavo di un supporto per le mie riflessioni sulla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Memetica#Memetica" target="_blank">memetica</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho iniziato a interessarmi di memetica in seguito alla lettura di <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/antologiap/antologiap.html" target="_blank"><em>Giap!</em></a> del collettivo <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/antologiap/antologiap.html" target="_blank">Wu Ming</a>, in uno dei cui articoli si accenna alla teoria dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meme" target="_blank">memi</a> abbozzata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Dawkins" target="_blank">Richard Dawkins</a> in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Dawkins#Il_gene_egoista_.281976.29" target="_blank"><em>Il gene egoista</em></a>. Ciò che viene espresso in sintesi dai Wu Ming è che le storie obbediscono alle stesse leggi evolutive darwiniane cui obbediscono gli organismi biologici. In breve, ciò significa che le storie posseggono i seguenti tre aspetti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>variazione</strong>, cioè la presenza di molti soggetti differenti nell&#8217;ambiente</li>
<li><strong>eredità</strong>, cioè la capacità di replicarsi</li>
<li><strong>adattamento</strong>, cioè l&#8217;effetto dell&#8217;ambiente sul successo di determinati soggetti</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Inoltre si sostiene che le storie, alla pari degli organismi biologici, si contendano in una guerra  senza tregua per l&#8217;evoluzione lo spazio dei nostri cervelli come se questi fossero un brodo primordiale in cui le storie trovano un ambiente ideale per la loro riproduzione.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="225" height="292" data="http://backend.deviantart.com/embed/view.swf" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="id=21822824&#38;width=1337" /><param name="src" value="http://backend.deviantart.com/embed/view.swf" /><param name="align" value="top" /></object><a href="http://www.deviantart.com/deviation/21822824/"><br />
DNA</a> by ~<a class="u" href="http://sulamoon.deviantart.com/">SulaMoon</a> on <a href="http://www.deviantart.com">deviant</a><a href="http://www.deviantart.com">ART</a><br />
<span id="more-35"></span>
</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà Dawkins nella sua teoria non si riferisce alle storie (intese come sequenze complesse ed organizzate di concetti) ma a un&#8217;unità di più ridotta dimensione ma di senso compiuto, il meme (termine equivalente al gene in quanto unità quasi indivisibile portatrice di informazione), assimilabile grosso modo al concetto di <em>idea trasmissibile</em>.<br />
Intrigato dalle potenziali conseguenze che una teoria del genere potrebbe avere sul tema della brevettabilità dei prodotti dell&#8217;ingegno e sul copyright (verrebbe ovviamente a mancare il presupposto per l&#8217;esistenza del concetto stesso di &#8220;idea originale&#8221;), mi sono spinto pieno di entusiasmo nella lettura de <em>Il gene egoista</em> prima e di <a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/recensione/La_macchina_dei_memi/1288671" target="_blank"><em>La macchina dei memi</em></a> di <a href="http://www.susanblackmore.co.uk/" target="_blank">Susan Blackmore</a> poi alla ricerca di ulteriori chiarimenti e di spunti di riflessione e di eventuale azione civile.<br />
La lettura del meraviglioso testo di Dawkins è stata illuminante innanzitutto per la chiarezza con cui viene espressa la sua interpretazione <em>genecentrica</em> dell&#8217;evoluzionismo, secondo la quale gli organismi biologici altro non sono che macchine da replicazione perfezionatesi in seguito alla guerra per la sopravvivenza dei geni ai propri alleli. Questa guerra si è combattuta sviluppando nel fenotipo delle caratteristiche atte a meglio far sopravvivere la propria macchina da replicazione e a farla accoppiare con altre macchine da replicazione che esprimono caratteri che dovrebbero far sperare in un corredo genetico che permetta al proprio di perpetrarsi per altre generazioni. Il discorso è naturalmente più complesso di quanto non sia possibile esporre in questa sintesi, ma è importante sottolineare ulteriormente che il protagonista della storia non è l&#8217;intero patrimonio genetico ma il singolo gene che, per il proprio &#8220;egoistico&#8221; vantaggio, fa gioco di squadra con gli altri geni al fine di assicurarsi la sopravvivenza: Dawkins usa la metafora, tipicamente british, di un equipaggio di canottaggio il cui successo non è garantito dalla presenza di un singolo &#8220;super atleta&#8221; ma dalla presenza concorrente e dalla coordinazione di più buoni atleti, selezionati sulla base dei risultati di numerose gare in cui gli equipaggi vengono combinati a caso su un insieme finito di atleti. Nel corso dell&#8217;evoluzione i geni hanno costruito macchine da replicazione capaci di alterare l&#8217;ambiente attorno a loro al fine di garantirsi maggiori probabilità di successo (tane mimetiche o termoregolanti, colture di funghi, dighe, eccetera). Essendo queste strutture esterne all&#8217;organismo biologico ma essendo anche espressione della lotta per la sopravvivenza dei geni, Dawkins ha coniato per loro l&#8217;espressione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_fenotipo_esteso" target="_blank"><em>fenotipo esteso</em></a> (concetto ampliato ed approfondito in un testo omonimo dello stesso autore). L&#8217;animale che ha dato origine alle forme più strabilianti di <em>fenotipo esteso</em> è indubbiamente l&#8217;uomo, che è anche l&#8217;animale che ha alterato maggiormente l&#8217;ambiente in cui vive. Ma proprio il caso dell&#8217;uomo ha portato Dawkins (e in seguito altri studiosi) a chiedersi il perché le azioni compiute dall&#8217;uomo in seguito alle funzioni avanzatissime del proprio cervello abbiano degli effetti che spesso non hanno una funzione di beneficio in termini biologici, a volte risultando piuttosto in contrasto con gli obiettivi stessi dei geni. Questo ha portato Dawkins a interrogarsi sull&#8217;esistenza di un nuovo tipo di replicatore, venutosi a creare in seguito allo sviluppo di determinate caratteristiche del cervello umano (la capacità di apprendere per imitazione in primis), che possa avere preso il controllo della macchina da replicazione costruita dai geni ai fini della propria diffusione. Questo replicatore è stato battezzato meme e sembra davvero che, usando la metafora di Dawkins, &#8220;il cane abbia preso in mano il guinzaglio&#8221;.<br />
Susan Blackmore si spinge ancora più in là, suggerendo (e ben argomentando le teorie a supporto) che i memi siano alla base della selezione genetica che ha portato allo sviluppo del cervello umano ed all&#8217;acquisizione del linguaggio, della scrittura e degli altri modi di trasmettere e preservare le informazioni che l&#8217;uomo ha inventato nel corso dei millenni. Quindi si può dire che si è come creata come una catena retroattiva, in cui i geni hanno dato luogo a un fenotipo (il cervello) in cui hanno trovato origine e terreno fertile i memi, i quali hanno influenzato il comportamento dell&#8217;uomo inducendo una selezione genetica che ha potenziato il fenotipo cervello allo scopo di una migliore replicazione degli stessi memi. Quindi i memi hanno indirettamente dato luogo a dei fenotipi estesi (dalla stampa fino a Internet) atti alla memorizzazione e alla trasmissione dei memi, valicando i limiti del corpo umano. Su questi fenotipi estesi sorti sotto la spinta evolutiva dei memi la diffusione dei memotipi (equivalente memetico dei fenotipi, quindi romanzi, teorie scientifiche, religioni, superstizioni, mode, linguaggi di programmazione, eccetera) ha subito un&#8217;accelerazione che quando la trasmissione dei memi era relegata alla tradizione orale (racconti, canti, pettegolezzi) o agli artefatti (pitture rupestri, statuine, eccetera) sarebbe stata impensabile.<br />
Per di più c&#8217;era un limite nei memi che invece non era presente nei geni e che rendeva più complessa la sopravvivenza dei memi per numerose generazioni senza subire grandi mutazioni: la copia dei geni è un processo digitale in cui di tanto in tanto avvengono degli errori di copia che però il più delle volte vengono corretti da meccanismi chimici all&#8217;interno delle cellule, mentre la copia dei memi è stata fino a poco tempo fa (in termini antropologici) analogica e facile preda di errori di copiatura e di mutazioni. Adesso, con l&#8217;avvento dell&#8217;informatica e di Internet, non solo la velocità di replicazione di un meme e la sua capacità di diffusione su scala planetaria sono aumentate a dismisura, ma è anche possibile che un meme si riproduca in enormi quantitativi di copie in modo digitale e che quindi le mutazioni siano un processo non più accidentale (o per lo meno non con la frequenza del passato) ma cosciente e finalizzato alla maggiore radicalizzazione e diffusione dei memi stessi. Ed è proprio sulla memetica nell&#8217;era dell&#8217;informazione digitale che voglio spingere le mie riflessioni, certo che grandi sorprese mi attendano nel corso di questo cammino.
</p>
<p style="text-align: justify;">Alla prossima!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/13/il-meme-della-memetica/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La metaricetta del giorno: calamari indoeuropei in umido</title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/09/ricetta-calamari-indoeuropei?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=ricetta-calamari-indoeuropei</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/09/ricetta-calamari-indoeuropei#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 14:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metaricette]]></category>
		<category><![CDATA[Sproloqui]]></category>
		<category><![CDATA[calamari]]></category>
		<category><![CDATA[cavoletti di bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[spezie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://freelosofia.org/?p=29</guid>
		<description><![CDATA[Come i miei amici sanno (se ne parlava ieri sera a cena con alcuni di loro), sono nell&#8217;apparentemente triste condizione di essere a dieta. Questo comporta un piccolo (e, a mio avviso, divertente) sforzo di fantasia in più nell&#8217;approccio ai fornelli.
Con la metaricetta di oggi inauguro una &#8211; spero &#8211; non troppo breve serie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come i miei amici sanno (se ne parlava ieri sera a cena con alcuni di loro), sono nell&#8217;<em>apparentemente</em> triste condizione di essere a dieta. Questo comporta un piccolo (e, a mio avviso, divertente) sforzo di fantasia in più nell&#8217;approccio ai fornelli.<br />
Con la metaricetta di oggi inauguro una &#8211; spero &#8211; non troppo breve serie di articoli sulla cucina. Si tratta di metaricetta perché non ci sono algoritmi o quantità prefissate, tutto è lasciato all&#8217;ispirazione del momento, per cui chiunque volesse cimentarsi nel rieseguirle dovrà metterci del proprio.<br />
 <img src='http://freelosofia.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco come sono nati i miei <strong>calamari indoeuropei in umido</strong>.</p>
<p><span id="more-29"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La mia dieta di oggi prevedeva, a pranzo, circa 170 grammi di pesce, con contorno di verdura e 100 grammi di pane. Il mio frigorifero conteneva dei cavoletti di bruxelles. I miei scaffali contengono ogni sorta di spezie in polvere e una buona varietà di spezie in grani o foglie (tutti souvenirs dei miei viaggi in Marocco e in India). Il mio pescivendolo di fiducia ha messo a disposizione un bel calamaro da oltre 200 grammi (che, dopo l&#8217;eliminazione degli scarti, si sono ridotti a circa 150 grammi).</p>
<p style="text-align: justify;">Ho preso una cipolla di dimensioni medie, l&#8217;ho tagliata a fettine sottili e l&#8217;ho messa a rosolare in un tegame con poca acqua (<strong>niente olio!!!</strong>) insieme a un peperoncino intero di tipo <a href="http://www.elicriso.it/it/piante_aromatiche/peperoncino/#tabasco" target="_blank">tabasco</a> (gentilmente offerto dal <strong>mio balcone</strong>) e a un po&#8217; di coriandolo e zenzero in polvere (lasciandomi guidare, nella scelta delle quantità, <strong>dall&#8217;olfatto</strong>). Appena la cipolla è appassita al punto giusto, ho aggiunto alcuni cavoletti di bruxelles tagliati in quarti (nello specifico erano sei, ma semplicemente perché <strong>a occhio</strong> mi sembrava la giusta quantità) e ho colmato il fondo del tegame con un po&#8217; di vino bianco, che ho lasciato evaporare a fuoco medio col coperchio del tegame chiuso. Dopo di che, ho aggiunto ancora un po&#8217; di zenzero e un po&#8217; di acqua per portare <strong>quasi</strong> a cottura completa i cavoletti con il tegame sempre ben chiuso dal suo coperchio. A questo punto ho aggiunto il calamaro tagliato a rondelle, salato e pepato, e l&#8217;ho lasciato rosolare un po&#8217; alzando per il tempo necessario la fiamma. Ho aggiunto della salsa e ho lasciato quocere il tutto a fuoco lento mescolando di tanto in tanto, sempre col tegame ben chiuso. Quando il calamaro mi è sembrato cotto al punto giusto, ho lasciato stringere la salsa togliendo il coperchio e alzando la fiamma, stando attento a non farla attaccare al tegame.</p>
<p style="text-align: justify;">Impiattato il tutto, ben caldo, ci ho dato dentro con la quantità di pane prescritta dal dietologo. <img src='http://freelosofia.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: justify;">Rimembranze della cucina orientale a iosa, piccante al punto giusto (cioè <strong>parecchio</strong> ma senza coprire gli altri sapori), quel tocco di cucina italiana che non fa mai male e un piacevole contrasto tra il sapore del calamaro e l&#8217;amaro dei cavoletti. Il tutto in una ricetta che più dietetica non si può (senza contare i benefici effetti delle spezie).</p>
<p style="text-align: justify;">Alla faccia di chi pensa che mangiare dietetico significhi mangiare insapore. <img src='http://freelosofia.org/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/09/ricetta-calamari-indoeuropei/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La morte ai tempi di Flickr</title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/04/la-morte-ai-tempi-di-flickr?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=la-morte-ai-tempi-di-flickr</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/04/la-morte-ai-tempi-di-flickr#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 12:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloqui]]></category>
		<category><![CDATA[flickr]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://freelosofia.org/?p=14</guid>
		<description><![CDATA[Due giorni fa ho appreso dal telegiornale del recupero della salma di un fotografo tedesco che era disperso sull&#8217;Etna da Sabato pomeriggio. Quest&#8217;ultima notizia mi era sfuggita. Il nome del fotografo era Thomas Reichart, un nome che mi è subito suonato familiare, da amante della fotografia e dell&#8217;Etna. In particolare, da utente di Flickr, avevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Due giorni fa ho appreso dal telegiornale del recupero della salma di un fotografo tedesco che era disperso sull&#8217;Etna da Sabato pomeriggio. Quest&#8217;ultima notizia mi era sfuggita. Il nome del fotografo era <a href="http://www.reichart-maichingen.de/Thomas/Index.htm" target="_blank">Thomas Reichart</a>, un nome che mi è subito suonato familiare, da amante della fotografia e dell&#8217;Etna. In particolare, da utente di <a href="http://www.flickr.com/" target="_blank">Flickr</a>, avevo spesso visto <a href="http://www.flickr.com/photos/thomasreichart/" target="_blank">le sue foto</a> e avevo avuto modo di apprezzarne la sensibilità, la tecnica e l&#8217;amore che ne traspare verso questa nostra montagna. Thomas è morto per una fatalità che probabilmente incombe sul destino di tutti i grandi fotoreporter, sia per mestiere che per semplice (grande) passione, come lo era Thomas.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://farm4.static.flickr.com/3030/3064532244_7e11fd614a.jpg"><img title="Lultima fotografia online di Thomas" src="http://farm4.static.flickr.com/3030/3064532244_7e11fd614a.jpg" alt="Lultima fotografia online di Thomas" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ultima fotografia online di Thomas</p></div>
<p><span id="more-14"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; &#8220;errore&#8221; sta nell&#8217;aver scelto di affrontare <em>la Montagna</em> da solo: l&#8217;Etna è un vulcano <strong>apparentemente</strong> facile da visitare, ma ci sono zone in cui basta una semplice slogatura per non potere essere salvati da altro che dall&#8217;elisoccorso. Se si perdono i sensi o non si è in grado di comunicare, anche un incidente banale può risultare fatale. Thomas non era certo un novellino e questa sua ultima faceva parte di una lunga seguenza di uscite sull&#8217;Etna, ma una lastra di ghiaccio lo ha fregato e a poco è valso l&#8217;SMS di richiesta di soccorso che è riuscito a inviare poco prima di scivolare &#8211; probabilmente &#8211; nel lungo sonno in cui la sua amata montagna lo ha abbracciato per l&#8217;ultima volta. Per ironia della sorte, il luogo che gli è stato fatale non è lontano da quello ritratto nella <a href="http://www.flickr.com/photos/thomasreichart/3064532244/" target="_blank">sua ultima fotografia su Flickr</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che colpisce, a parte l&#8217;ovvia tristezza del fatto in sé della dipartita così precoce di un giovane di soli 32 anni (caso quasi unico, per altro, di morte sull&#8217;Etna), è il fatto che lo spazio su Flickr di Thomas si sia rapidamente trasformato in un mausoleo dedicato alla sua passione. In particolare, l&#8217;ultimo scatto ha raccolto, da poche decine di visite e sette commenti che vi erano dalla mia prima visita dopo aver saputo dell&#8217;incidente, ben 6267 visite e 233 commenti. Una vera e propria camera ardente virtuale che ha accolto quanti avevano conosciuto a vari livelli Thomas prima dell&#8217;incidente (sia materialmente che tramite Flickr) e quanti hanno saputo della cosa tramite i mezzi di stampa e sono andati a vedere le sue opere. Un lungo, inarrestabile, commosso pellegrinaggio. Sarebbe auspicabile che i gestori di Flickr mantenessero attivo il suo account PRO per permettere alle sue opere di essere ammirate virtualmente <em>per sempre</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto ciò, aggiungo che capisco il suo &#8220;errore&#8221;: infatti sono centinaia i fotografi morti affrontando la propria &#8220;montagna&#8221; (la si chiami &#8220;fronte di guerra&#8221;, &#8220;ambiente naturale estremo&#8221;, &#8220;zona politicamente calda&#8221;, o in altro modo) in solitudine. La solitudine è probabilmente la condizione che accompagna il <strong>vero fotografo</strong> nella sua attività: non è facile trovare qualcuno con cui condividere le ore di attesa perché ci siano le giuste condizioni di luce, la giusta forma delle nuvole, il giusto colore, perché quel passante su un milione attraversi lo scenario, perché dallo scatto traspaia la storia che vuoi narrare. Sono sicuramente momenti di grande intimità tra il fotografo e il suo soggetto, momenti che non è probabilmente possibile condividere se non con poche persone e in rare circostanze. Questo aumenta in me la consapevolezza dell&#8217;importanza del ruolo dei Fotografi come occhio critico dell&#8217;umanità, capaci di portarci in luoghi e momenti della storia che sarebbe impossibile descrivere anche con milioni di parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi GRAZIE Thomas per le tue foto meravigliose e goditi il panorama da lassù.<br />
E GRAZIE Flickr se le lascerai lì per tutti noi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/04/la-morte-ai-tempi-di-flickr/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chi ben comincia&#8230;</title>
		<link>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/03/chi-ben-comincia?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=chi-ben-comincia</link>
		<comments>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/03/chi-ben-comincia#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 21:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ivanhoe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sproloqui]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://localhost/wordpress/?p=4</guid>
		<description><![CDATA[&#8230; buon per lui, io comincio come mi viene e poi si vedrà.
Questo blog (orribile onomatopea che ricorda il rigurgito dopo una serata di eccessi alcolici) non pretende di avere altri lettori che me. Chi, infatti, potrebbe avere interesse a leggere i miei sproloqui? Quindi, probabilmente, prenderà la forma di un moderno moleskine digitale in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8230; buon per lui, io comincio come mi viene e poi si vedrà.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo blog (orribile onomatopea che ricorda il rigurgito dopo una serata di eccessi alcolici) non pretende di avere altri lettori che me. Chi, infatti, potrebbe avere interesse a leggere i miei sproloqui? Quindi, probabilmente, prenderà la forma di un moderno moleskine digitale in cui cercherò di appuntare i miei pensieri, per svilupparli, venirne a capo o &#8211; cosa forse più saggia &#8211; farmene una ragione ed andare oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">Se qualcuno dovesse incappare in queste righe, perdoni le stupidaggini che leggerà e, se non lo reputerà una perdita di tempo senza scopo, saranno benvenuti i suoi commenti, qualunque essi siano. Non sarò certo io a impedire a qualcuno di esprimersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si aprano le danze (n.b.: io odio ballare&#8230;).</p>
<p><a href="http://freelosofia.org/wp-content/uploads/2008/11/munch.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5" title="munch" src="http://freelosofia.org/wp-content/uploads/2008/11/munch-300x225.jpg" alt="" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://freelosofia.org/lang/it/2008/12/03/chi-ben-comincia/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 1.104 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2010-03-11 21:36:39 -->
